Alle pendici meridionali del complesso montuoso che circonda Palermo, tra i comuni di San Giuseppe Jato e Camporeale, si sviluppa il cuore produttivo di Di Bella Vini, una realtà agricola familiare che ha trasformato un antico sapere contadino in una ricerca rigorosa sulla qualità e sull’identità del Catarratto. A guidarla è Sebastiano Di Bella, agronomo e produttore, nonché presidente di ARCA – Associazione Regionale del Catarratto Autentico – che ha fatto della valorizzazione del vitigno autoctono una missione culturale prima ancora che produttiva.
Il paesaggio che ospita i vigneti è variegato e affascinante: altitudini tra i 400 e i 500 metri, pendii ventilati e suoli prevalentemente calcarei, con una componente argillosa in alcune parcelle, definiscono un microclima perfetto per preservare la freschezza del Catarratto.
La conduzione agronomica è improntata al rispetto del suolo e dei cicli naturali. Di Bella Vini pratica un’agricoltura integrata, a basso impatto ambientale, evitando l’uso di diserbi chimici e sistemici, adottando la lavorazione meccanica del sottofila e tecniche di inerbimento spontaneo. L’approccio è sartoriale: ogni parcella viene monitorata costantemente, ogni intervento è calibrato, dalla gestione della chioma alla regolazione del carico produttivo.
Le rese sono naturalmente basse, il che consente di ottenere uve concentrate, ricche di acidità e di complessità aromatica. La selezione clonale utilizzata privilegia il Catarratto Comune, varietà più tradizionale e storicamente diffusa in queste aree, ma con alcune porzioni dedicate al Lucido, usato nelle versioni più fresche. L’attenzione alla biodiversità viticola si riflette nella scelta di mantenere vecchi ceppi, reinnestare selezioni massali e recuperare biotipi locali.
La cantina è anche un centro di confronto e sperimentazione, dove giovani tecnici, ricercatori universitari e vignaioli locali si incontrano per studiare il comportamento del vitigno in condizioni estreme, con l’obiettivo di migliorarne la resilienza al cambiamento climatico e di ridurne l’impatto ambientale. In questo contesto, l’adesione ad ARCA è stata un atto naturale:
“Il Catarratto è il cuore pulsante della nostra storia viticola. Con ARCA, vogliamo che quel cuore batta ancora più forte, in Sicilia e nel mondo.”
Abbiamo scelto di restituire dignità a un vitigno che per troppo tempo è stato giudicato in base al suo rendimento, e non alla sua anima. Ma il Catarratto è capace di emozionare, di durare nel tempo, di farsi specchio del territorio.
Sebastiano Di Bella