In Cantina con ARCA

Nel mondo di ARCA, il momento della vinificazione non è mai l’inizio di un processo, ma il naturale proseguimento di un dialogo avviato in vigna. Il Catarratto, varietà antica e identitaria, si presenta alla cantina dopo una vendemmia eseguita a mano, in cassette piccole e areate, secondo epoche di raccolta differenziate: anche nello stesso vigneto o filare si effettuano più passaggi per garantire l’integrità e il grado ottimale di maturazione di ogni grappolo. Prima di essere vinificata, l’uva viene raffreddata in cella a temperature tra 6 e 10°C: una scelta che permette di rallentare i processi ossidativi e preservare il quadro aromatico primario del frutto.

Pressatura soffice e decantazione statica

Le uve, una volta raffreddate, vengono sottoposte a pressatura soffice, per evitare qualsiasi stress meccanico e ottenere mosti fiore puliti e aromatici. In questa fase si evita l’estrazione di composti fenolici e amari dalle bucce, lavorando con grande delicatezza. Il mosto viene quindi sottoposto a una chiarifica statica a freddo, che consente di eliminare le fecce grossolane e ottenere una base limpida per la fermentazione. Questo passaggio è cruciale per assicurare precisione espressiva e pulizia gustativa nei vini.

Fermentazioni controllate e gestione dei lieviti

La fermentazione alcolica avviene in vasche di acciaio inox a temperatura controllata (generalmente tra i 14 e i 17°C), con lieviti selezionati o indigeni, a seconda della filosofia aziendale. Alcuni produttori di ARCA optano per inoculi spontanei su pied de cuve, soprattutto per le versioni più complesse o macerate, mentre altri privilegiano ceppi neutri per esaltare la purezza varietale del Catarratto.
Una volta terminata la fermentazione, si avvia un lungo lavoro sui lieviti. I vini restano in affinamento sulle fecce fini per periodi variabili – da tre mesi fino a oltre un anno – a seconda della tipologia. La pratica del bâtonnage, eseguita a cadenza regolare, favorisce l’autolisi dei lieviti e l’arricchimento del vino in struttura, volume e complessità. Questo approccio conferisce rotondità al sorso senza rinunciare alla tensione acida e alla verticalità che caratterizzano il vitigno.

Fermentazioni controllate e gestione dei lieviti

La fermentazione alcolica avviene in vasche di acciaio inox a temperatura controllata (generalmente tra i 14 e i 17°C), con lieviti selezionati o indigeni, a seconda della filosofia aziendale. Alcuni produttori di ARCA optano per inoculi spontanei su pied de cuve, soprattutto per le versioni più complesse o macerate, mentre altri privilegiano ceppi neutri per esaltare la purezza varietale del Catarratto.
Una volta terminata la fermentazione, si avvia un lungo lavoro sui lieviti. I vini restano in affinamento sulle fecce fini per periodi variabili – da tre mesi fino a oltre un anno – a seconda della tipologia. La pratica del bâtonnage, eseguita a cadenza regolare, favorisce l’autolisi dei lieviti e l’arricchimento del vino in struttura, volume e complessità. Questo approccio conferisce rotondità al sorso senza rinunciare alla tensione acida e alla verticalità che caratterizzano il vitigno.

Svinamenti e travasi delicati

Terminata la fase di affinamento sui lieviti, si procede con uno svinamento attento e non invasivo. Il vino viene travasato lentamente, evitando l’esposizione all’ossigeno e mantenendo una frazione colloidale fine, utile a garantire la stabilità gustativa nel tempo. L’uso di solforosa è contenuto e dosato con attenzione, anche in virtù della naturale resistenza ossidativa del Catarratto e del rigore agronomico in vigna.

Acciaio, legno e visioni differenti

Le aziende di ARCA adottano approcci diversificati all’affinamento, mantenendo come riferimento comune il rispetto della materia prima e l’adesione all’identità territoriale. La maggior parte delle etichette viene affinata in acciaio inox per esaltare il profilo varietale: agrumi, erbe spontanee, pietra focaia, mandorla fresca, camomilla.
Accanto all’acciaio, alcune cantine utilizzano una piccola percentuale di barrique o tonneaux di rovere francese, di primo o secondo passaggio. Queste vasche, spesso utilizzate per una parte del vino e poi riassemblate in cuvée finale, apportano morbidezza, note di spezia dolce, struttura e una vena ossidativa positiva che arricchisce la profondità gustativa. Il legno non è mai dominante: serve a completare, non a trasformare. È un’opzione adottata per alcune riserve o versioni da invecchiamento, come “VB59” di Bagliesi, “Lu Bancu” di Disisa o “Jetas” di Di Bella.

Imbottigliamento e riposo finale

I vini vengono imbottigliati dopo una leggera filtrazione, spesso tardiva, per consentire un affinamento prolungato in acciaio. In alcuni casi, il vino sosta in bottiglia per ulteriori mesi prima della commercializzazione, permettendo un’evoluzione armonica e il raggiungimento dell’equilibrio finale. Anche in questa fase, la scelta dei tempi è legata alla filosofia del “tempo lungo”: ogni vino viene rilasciato solo quando pronto, secondo la memoria delle vendemmie precedenti e l’intuizione enologica dei produttori. Questo approccio tecnico ed emozionale alle vinificazioni rappresenta il cuore del progetto ARCA: interpretare il Catarratto senza maschere, rispettandone la voce, il ritmo e la vocazione naturale. La cantina diventa così un luogo di ascolto, più che di intervento, dove il vino nasce da un equilibrio sottile tra arte, scienza e fedeltà alla terra. Fammi sapere se vuoi affiancare a questo testo delle schede tecniche esemplificative o paragrafi dedicati per singola azienda.