Microclimi e Vigneto

Il Catarratto nasce in armonia con i suoli siciliani, le altitudini e i venti mediterranei: un mosaico di microclimi che modellano il carattere del vitigno. Ogni vigneto ARCA riflette l’equilibrio tra paesaggio, varietà genetica e pratiche colturali consapevoli.

Il contesto produttivo

Nel cuore della Sicilia più autentica, il Catarratto trova nei territori di ARCA – Associazione Regionale del Catarratto Autentico – il proprio habitat ideale: un insieme di microclimi, altitudini, suoli e venti che ne scolpiscono l’identità. Non esiste un solo Catarratto, ma molteplici espressioni che nascono da un dialogo profondo tra paesaggio, biotipo, agricoltura artigianale e interpretazione produttiva. A unire le sei aziende fondatrici è la fedeltà alla terra e una comune visione viticola fondata sull’equilibrio vegeto-produttivo, sulla biodiversità clonale e sulla ricerca della piena integrità gusto-olfattiva delle uve.

Nel territorio collinare di Naro, Vito Bagliesi coltiva il Catarratto su terreni sabbiosi e calcarei a 375 metri s.l.m., in un contesto agrigentino asciutto e ventilato. A Salemi, Stefano Caruso lavora in un ambiente montano estremo, su suoli sassosi chiamati “cuti”, che ricordano i terroir della Valle del Rodano, conferendo al Catarratto lucido una tensione agrumata e salina. Sulle Madonie, a Valledolmo, Castellucci Miano produce su versanti esposti e ventilati, a circa 400 metri, sfruttando un microclima fresco e una matrice marnosa che permette lunghe maturazioni e vini di grande longevità.

Spostandosi nel centro della Sicilia, Tenute Lombardo coltiva il Catarratto d’altura tra Serradifalco e San Cataldo, a oltre 600 metri, su suoli calcarei e gessosi, con forti escursioni termiche che garantiscono freschezza e verticalità. Più a ovest, nel territorio di Grisì, frazione di Monreale, il Feudo Disisa di Mario Di Lorenzo si estende tra i 250 e i 550 metri, in una zona ventosa e argillosa: qui il Catarratto matura lentamente, preservando acidità e profondità. Infine, a San Giuseppe Jato, nei vigneti di Sebastiano Di Bella, il vitigno prospera tra i 400 e i 500 metri su suoli calcarei, offrendo espressioni pure, eleganti e coerenti con una visione di viticoltura integrata.

Questi sei territori, distribuiti tra l’entroterra agrigentino, il palermitano, il trapanese, il nisseno e le aree montane settentrionali, sono il paesaggio vivente dell’identità ARCA. Qui, l’altitudine non è un dato geografico, ma un principio enologico. Qui, la vite non è una monocultura, ma una custodia della memoria e una promessa di futuro.