Il Catarratto è la nostra voce più autentica

Presidente di ARCA e produttore di lungo corso, Sebastiano Di Bella racconta il Catarratto come espressione autentica di territorio, persone e visione. Con sobrietà e fermezza, difende un vino che non ha bisogno di maschere ma di coerenza. Il progetto ARCA nasce per questo: dare voce a un’identità condivisa, agricola e culturale, e portare il Catarratto al centro del racconto enologico siciliano e mediterraneo.

Intervista a Sebastiano Di Bella, produttore e presidente di ARCA

a cura di Gran Via

Nell’eleganza sobria del suo sguardo e nella fermezza delle parole, Sebastiano Di Bella incarna perfettamente la visione di ARCA – Associazione Regionale del Catarratto Autentico. Da produttore, da agronomo e oggi da presidente dell’Associazione, guida un progetto che non ha paura delle sfide internazionali, ma che parte da un principio semplice: raccontare la verità del vino siciliano, senza maschere, con autenticità. In questa intervista ci parla del significato profondo del Catarratto, dei territori che lo accolgono e delle donne e uomini che lo coltivano con visione e coerenza.

Presidente Di Bella, perché oggi il Catarratto torna al centro del racconto enologico della Sicilia?

Perché è il momento giusto. Per troppo tempo il Catarratto è stato sottovalutato, a causa della sua produttività e di un approccio produttivista che ne ha sacrificato il potenziale qualitativo. Oggi siamo in grado di leggerlo con occhi nuovi, grazie alla conoscenza agronomica, all’innovazione tecnologica e, soprattutto, alla consapevolezza identitaria. Il Catarratto è un vitigno che non va inseguito, ma ascoltato. Ha bisogno di tempo, di precisione, di coerenza. È un vino che riflette il paesaggio, il suolo, il vento, le scelte di chi lo coltiva. E questo lo rende unico. Con ARCA abbiamo deciso di raccontarlo così: come un vino autentico, riconoscibile, figlio della sua terra.

L’autenticità e la riconoscibilità enosensoriale sono due parole chiave del vostro progetto. Cosa significano davvero nel caso del Catarratto?

Significano che il vino deve parlare la lingua del vigneto da cui proviene. Il Catarratto ha una grande capacità di adattamento, ma mantiene sempre una sua impronta: acidità naturale, freschezza, tensione salina, aromi netti di agrumi, erbe di campo, note minerali. È un vino che, se lavorato con rispetto, non ha bisogno di “aggiustamenti” enologici. Noi di ARCA rifiutiamo l’omologazione. Ogni nostra bottiglia vuole essere un’espressione diretta del terroir. In cantina lavoriamo sulle bucce, sui lieviti, sull’affinamento, ma mai per correggere: sempre per valorizzare. Per questo diciamo che il nostro Catarratto è riconoscibile. Non è standard, ma è fedele. E chi lo assaggia, anche a migliaia di chilometri dalla Sicilia, lo riconosce come un vino vero.

ARCA è anche un’alleanza tra territori e persone. Come si tiene insieme questa pluralità?

Con una parola: coerenza. Le sei aziende che fanno parte di ARCA – Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Feudo Disisa, Tenute Lombardo e Di Bella – rappresentano territori diversi per altitudine, clima, composizione dei suoli. Dal nisseno alle Madonie, da Naro a Salemi, da San Giuseppe Jato a Grisì, ogni vigneto è una storia a sé. Ma ciò che ci unisce è una visione condivisa: fare vino in modo artigianale, sostenibile, rispettoso. Il nostro Decalogo è nato proprio per questo: per mettere nero su bianco i nostri valori comuni. Coltivare in altura, rispettare i tempi della vite, valorizzare la biodiversità del vitigno, fare vino senza maschere. Siamo sei aziende, ma una sola voce.

Nel contesto attuale, parlare di Sicilia del vino significa anche confrontarsi con i mercati internazionali. Qual è la vostra sfida?

La nostra sfida è quella di portare il Catarratto fuori dai confini regionali e nazionali come vino di qualità, non come vino generico. Non cerchiamo numeri, cerchiamo riconoscimento. Vogliamo che i sommelier, i giornalisti, i wine lover del mondo sappiano che in Sicilia esiste un bianco mediterraneo straordinario, in grado di competere per eleganza, personalità e longevità. Lo abbiamo dimostrato anche con la nostra presentazione al Vinitaly e con le degustazioni guidate dal Master of Wine Pietro Russo: il Catarratto può essere un grande vino europeo, con anima siciliana. Ma per riuscirci dobbiamo essere credibili, autentici, coesi. ARCA serve a questo.

C’è un messaggio che vuole rivolgere a chi oggi sostiene ARCA, dai produttori ai ristoratori, dai comunicatori agli appassionati?

Sì. Un grazie sincero. Senza questa rete di persone che crede nella nostra visione, ARCA non esisterebbe. Ringrazio chi lavora ogni giorno in vigna e in cantina con passione, chi racconta il nostro vino con intelligenza, chi lo sceglie, lo serve, lo consiglia. Oggi più che mai abbiamo bisogno di una comunità che non si accontenti del vino “facile”, ma che voglia conoscere, capire, approfondire. ARCA non è un marchio: è un modo di essere. E ognuno di voi, quando sceglie un nostro Catarratto, ne diventa parte. Insieme possiamo fare qualcosa di grande, per il vino, per la Sicilia e per il futuro.