Intervista a Veronika Crecelius, giornalista.
Veronika Crecelius è tra le firme più rispettate del giornalismo enologico internazionale. Per decenni ha raccontato al pubblico tedesco, e non solo, la bellezza sfaccettata dei vini italiani, con uno sguardo sempre attento alla Sicilia e alla sua costante evoluzione. Curiosa, competente, libera, ha attraversato territori e cantine con la pazienza e la profondità di chi ama davvero il vino come cultura e come relazione. L’abbiamo incontrata dopo una degustazione approfondita dei vini di ARCA, l’Associazione Regionale del Catarratto Autentico. Ne è uscita un’impressione forte, netta, positiva. Non una promozione, ma un riconoscimento sincero.
a cura di Gran Via
Crecelius, dopo aver degustato diversi Catarratto dell’Associazione ARCA, quali sono le sue impressioni principali?
Ciò che mi ha colpito è la coerenza stilistica dentro una varietà di interpretazioni. Ho assaggiato vini freschi, verticali, quasi taglienti, e altri più complessi, con macerazioni o affinamenti in legno, ma in tutti ho ritrovato un’identità chiara, riconoscibile. Il Catarratto, quando è ben coltivato e vinificato con rispetto, ha una firma gustativa molto precisa: note agrumate, tensione salina, una certa riservatezza iniziale che poi si apre in profondità. I vini di ARCA non sono costruiti per stupire, ma per parlare a lungo. E questo, per me, è un valore altissimo.
Cosa rende il Catarratto un bianco distintivo nel panorama europeo?
Direi, il suo equilibrio naturale tra struttura e freschezza. È un’uva che riesce a maturare bene anche in condizioni calde, mantenendo una bella acidità. Ma soprattutto ha una capacità straordinaria di assorbire il carattere del territorio: suolo, esposizione, altitudine. In questo è simile a grandi vitigni come il Riesling o il Chenin Blanc. Ogni parcella può dare un risultato diverso, ogni produttore può scrivere la propria voce. E questo lo rende contemporaneo, perché oggi il consumatore cerca proprio autenticità e differenze, non standardizzazione.
Lei ha raccontato a lungo i cambiamenti della Sicilia del vino. Come si inserisce ARCA in questo cammino?
La Sicilia ha vissuto una trasformazione straordinaria: da terra di vini anonimi a regione ricca di progetti identitari. Ma serve ancora molta coerenza. ARCA è un passo importante in questa direzione: è un’associazione che non punta su una singola etichetta o su un’operazione commerciale, ma su una visione culturale condivisa. Mi ha colpito molto la cura con cui ogni azienda gestisce il vigneto, la consapevolezza nelle scelte agronomiche e il rispetto dei tempi naturali. Qui si parla la lingua della serietà, non del marketing esasperato e a volte persino controproducente.
Come può il Catarratto essere vincente sul mercato tedesco, oggi più che mai attento a valori enologici profondi?
Il pubblico tedesco è diventato molto esigente. Vuole vini veri, legati al territorio, con una storia chiara. Il Catarratto, se comunicato bene, può incontrare questa sensibilità. È versatile, può essere declinato in diversi stili (fermo, spumante, macerato), ma deve sempre restare fedele a se stesso. Serve un racconto sincero, fatto non solo di tecniche, ma di persone. Il fatto che i vini ARCA siano prodotti da famiglie, in territori di collina, con un forte legame agricolo, è un punto di forza assoluto. Ma bisogna essere presenti, dialogare, creare relazioni. E anche questo mi pare che ARCA lo stia facendo con intelligenza. C’è una ristorazione italiana e tedesca che vuole prodotti che raccontano nel calice la terra in cui nascono.
Se dovesse definire con una parola il Catarratto dopo questa esperienza, quale sceglierebbe?
Eclettico. Ma in senso buono. Il Catarratto non è camaleontico perché cambia pelle, ma perché sa adattarsi, sa raccontare il luogo in cui nasce. In questo ricorda certi attori capaci di interpretare ruoli diversi senza mai perdere la propria voce. È un vitigno che ha ancora tanto da dire. E se continuerà a essere coltivato e vinificato con questo rispetto, potrà finalmente avere il posto che merita tra i grandi bianchi d’Europa.





